è notte a roma, ma fa caldo come fosse pieno giorno.
è notte e l'aria ristagna, avvolge i polmoni e taglia il respiro.
è notte e il rubinetto gocciola instancabile.
è notte e sono connessa a internet in cucina, guardando una serie di contatti offline di messenger, tutti in vacanza a respirare aria nuova.
è la notte di un giorno speciale perchè la mia piccola cugy compie diciotto anni (tecnicamente il 29 di luglio), e non è più quella bambina che giocava con me in mutande con l'acqua delle pozzanghere, è una donna e porta la gonna lunga, anche se non sa che fare di se stessa.
è notte e il mio telefono è senza soldi in un momento inopportuno, perchè ho così voglia di sentire cosa fanno le mie amiche.
è notte e la mia maggie lavora in un'altra baia ed è felice, e prego che continui ad esserlo anche al suo ritorno.
è notte e non vedo l'ora di partire, è notte a roma e io sogno notti invernali, stelle diverse, terre lontane.
satelliti artificiali
venerdì 15 luglio 2005
nessuno più dica che il giambellino è un quartiere sfigato. oltre al "muro di Berlino" adesso abbiamo anche una luna privata. gialla e a forma di culo di ragazza. ebbene sì, la pubblicità luminosa della fanta è approdata su un muro davanti al mio balcone della cucina. "il quartiere ha tutta un'altra luce", come dice mia madre. "tanto gusto, poche calorie", come dice il cartellone. "non sapevo che la bottiglietta della fanta con un bikini potesse assomigliare così tanto ad una donna", come dico io.
fatto sta che devo sopportarmi il fanale a forma di culo davanti alla finestra, che anzichè invogliarmi a bere fanta (che d'altra parte mi fa schifo) mi fa venire voglia di armarmi di fionda, come mio padre quando andava a caccia di lucertole a dieci anni.
fatto sta che devo sopportarmi il fanale a forma di culo davanti alla finestra, che anzichè invogliarmi a bere fanta (che d'altra parte mi fa schifo) mi fa venire voglia di armarmi di fionda, come mio padre quando andava a caccia di lucertole a dieci anni.
quuuuuuuuuuuulo!!!!
giovedì 14 luglio 2005
eleggiamo il 14 luglio 2005 tra le giornate di merda.
tutto cominciò quando il mio cellulare, senza alcun preavviso, decise di abbandonarmi e morire. normalmente ne avrei altri due (di cui uno rubato a gaston); ovviamente, uno è scarico e il suo caricabatterie è rotto (avevamo dubbi?), l'altro è stato riportato a casa di gaston giusto tre giorni fa perchè "tanto non mi serve". le ultime parole famose. tutto ciò non sarebbe un problema, se non fosse che oggi è l'unico giorno in cui il telefono mi serviva per mettermi d'accordo con la gigia per registrare questo XXX di esame di biologia e fisiologia degli organismi... e ovviamente NON HO il numero della gigia, se non nel telefono. vabbè.
a questo punto, non contenta, la sorte decise di far intervenire il mio fidanzato, che se ne uscì con un "no tengo ganas de hablar con vos" perchè "no me gusta como haces las cosas". alla domanda "beh, almeno fammi un esempio" mi sono sentita rispondere "deja, no importa".
dopo una mattina di fastidioso mal di testa e ancora più fastidiosa nausea (ormai continua, di cui non si è ancora scoperta l'origine), intanto che mi accingo ad uscire per far registrare quel maledetto voto, mi telefona il mio AMATO dentista dicendomi che l'appuntamento era OGGI, e non domani come mi aveva detto... beh, mi sono fiondata nella 50 e dopo un quarto d'ora ero là. torno or ora con uno schifoso apparecchio e una gran voglia di piangere, zero voglia di lavorare, ancora meno di studiare per l'esame di chimica di martedì, senza la consolazione della risata di gaston...
grazie al cielo esiste ancora qualche santo che mi sopporta anche quando non ho più il numero della DOXA (perchè intrappolato nella mia sim) e avverto mezz'ora prima che non andrò a lavorare... grazie.
tutto cominciò quando il mio cellulare, senza alcun preavviso, decise di abbandonarmi e morire. normalmente ne avrei altri due (di cui uno rubato a gaston); ovviamente, uno è scarico e il suo caricabatterie è rotto (avevamo dubbi?), l'altro è stato riportato a casa di gaston giusto tre giorni fa perchè "tanto non mi serve". le ultime parole famose. tutto ciò non sarebbe un problema, se non fosse che oggi è l'unico giorno in cui il telefono mi serviva per mettermi d'accordo con la gigia per registrare questo XXX di esame di biologia e fisiologia degli organismi... e ovviamente NON HO il numero della gigia, se non nel telefono. vabbè.
a questo punto, non contenta, la sorte decise di far intervenire il mio fidanzato, che se ne uscì con un "no tengo ganas de hablar con vos" perchè "no me gusta como haces las cosas". alla domanda "beh, almeno fammi un esempio" mi sono sentita rispondere "deja, no importa".
dopo una mattina di fastidioso mal di testa e ancora più fastidiosa nausea (ormai continua, di cui non si è ancora scoperta l'origine), intanto che mi accingo ad uscire per far registrare quel maledetto voto, mi telefona il mio AMATO dentista dicendomi che l'appuntamento era OGGI, e non domani come mi aveva detto... beh, mi sono fiondata nella 50 e dopo un quarto d'ora ero là. torno or ora con uno schifoso apparecchio e una gran voglia di piangere, zero voglia di lavorare, ancora meno di studiare per l'esame di chimica di martedì, senza la consolazione della risata di gaston...
grazie al cielo esiste ancora qualche santo che mi sopporta anche quando non ho più il numero della DOXA (perchè intrappolato nella mia sim) e avverto mezz'ora prima che non andrò a lavorare... grazie.
deliri tra noi
maggie: "perchè ti stai toccando la tetta?"
vale: "perchè mi piace toccarmi la tetta, va bene???"
evviva le serate dall'ary, mangiando un gelato che si scioglie a velocità incredibile e guardando Lost in translation (che nessuno ha ascoltato), con la maggie che mi alita sul collo e il temporale fuori dalla finestra.
evviva ballare bob marley con le portiere delle macchine spalancate, cosa che mi ricorda molto una polka di capodanno.
evviva, come sempre, avere i miei amici.
vale: "perchè mi piace toccarmi la tetta, va bene???"
evviva le serate dall'ary, mangiando un gelato che si scioglie a velocità incredibile e guardando Lost in translation (che nessuno ha ascoltato), con la maggie che mi alita sul collo e il temporale fuori dalla finestra.
evviva ballare bob marley con le portiere delle macchine spalancate, cosa che mi ricorda molto una polka di capodanno.
evviva, come sempre, avere i miei amici.
a proposito di artisti
martedì 21 giugno 2005
visot che siamo in tema, ne approfitto per pubblicizzare anche un'altra band; sono i Figli di madre ignota e potete trovarli sull'omonimo sito: www.figlidimadreignota.it mi raccomando andate a trovarli!
un artista tra noi
il nostro grizly fa le cose in grande... fategli una visita su www.davidegirlando.it per scoprire la sua vocazione di musicista!
ps. dado, va bene come pubblicità?
ps. dado, va bene come pubblicità?
citazioni
lunedì 20 giugno 2005
"Il fumo uccide. Amore, ti regalerò una stecca di sigarette." Maggie
"'Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo'; e se poi sei allergico al polline?" Shimo
"'Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo'; e se poi sei allergico al polline?" Shimo
flaca
sabato 18 giugno 2005
ed eccomi qui, sdraiata nel mio nido con un computer bollente sulla pancia e la musica che va. guardo mucchi di vestiti e grovigli di cavi. ascolto l'acqua della doccia che accarezza calda la pelle del mio biondo. dalla finestra entra un filo d'aria fresca che mi ristora un po' dopo una giornata torrida. un paio di scarpe col tacco, mai usate, mi aspettano sul pavimento. un secchio d'acqua sporca mi fa ricordare che mi sono dimenticata di rimettere a posto il Mocio. chiacchierare su messenger, da lontano, mi fa uno strano effetto. mi viene in mente gaston quando incrocia gli amici su internet in piena notte, e loro gli chiedono in che parte del mondo si trova... e penso a quando noi saremo sparsi in ogni angolo di mondo, e ci incontreremo su internet, sorpresi, e ci racconteremo le nostre vita, in diretta da paesi lontani...
y bue, pensieri malinconici e sogni sfocati, in piena sintonia con l'ora. tardi, ma non abbastanza per dormire. l'ora in cui si pensa, si parla seriamente e sinceramente, gli scheletri escono dagli armadi, le domande si fanno più azzardate, si fa l'amore.
y bue, pensieri malinconici e sogni sfocati, in piena sintonia con l'ora. tardi, ma non abbastanza per dormire. l'ora in cui si pensa, si parla seriamente e sinceramente, gli scheletri escono dagli armadi, le domande si fanno più azzardate, si fa l'amore.
i morti risorgono
mercoledì 15 giugno 2005
Ieri sera, mentre facevo zapping nel disperato tentativo di sfuggire ai programmi orribili della televisione italiana, sono incappata nel festivalbar. E, un attimo prima che il mio pollice volasse sul tasto successivo, sono stata catturata da un volto: un Nick Carter immutato cantava una canzone (a me ignota) con le solite smorfie. L’inquadratura si allarga, ed eccoli lì, tutti e cinque: i Backstreet Boys di nuovo su un palco, dicendo cagate in uno stentato italiano a cui rispondeva un coro, anzi un mare, di ragazze urlanti, piangenti, adoranti. Quando hanno attaccato “I want it that way” ho cominciato a cantare. In un attimo di consapevolezza mi sono resa conto che mi ricordavo ogni singola parola a memoria. Anzi, sapevo chi avrebbe cantato ogni strofa, chi avrebbe fatto la seconda voce. Istintivamente, allungando la mano verso la mia pila di CD, indovino anche l’album giusto. E me li sono ricordati, anni fa, sul palco pentagonale del forum di assago, quando io stessa ero in mezzo a quella folla di bimbe che cantavano a squarciagola e portavano quei ragazzi nel loro cuore, tra i loro sogni.
Oggi, vederli mi fa un po’ pena. Ogni boy-band (e, ai tempi, guai a chi diceva questa parola parlando di loro) ha la sua generazione. La loro è cresciuta, passata, finita. Siamo donne, li guardiamo e sorridiamo con tenerezza e nostalgia pensando al passato. Si ostinano a non crescere, ad essere quelli che erano. Ma il loro pubblico, crescendo, li ha lasciati. Come noi schifavamo i Take That, le ragazzine di oggi schifano loro. Ci sono i Blue nel loro cuore. Un domani, le nostre figlie sbaveranno dietro a cinque ragazzi che cantano melodie sentite da sempre. Noi sorrideremo, ripenseremo a noi stesse, le accompagneremo ad un concerto e le sopporteremo quando in casa non ci faranno ascoltare altro. Ma non saranno gli stessi che hanno catturato noi.
Mando un abbraccio grande a quella Valentina che faceva girare sempre gli stessi CD, che collezionava i poster e sognava ad occhi aperti. Grazie perché tu mi hai fatto diventare quella che sono.
Oggi, vederli mi fa un po’ pena. Ogni boy-band (e, ai tempi, guai a chi diceva questa parola parlando di loro) ha la sua generazione. La loro è cresciuta, passata, finita. Siamo donne, li guardiamo e sorridiamo con tenerezza e nostalgia pensando al passato. Si ostinano a non crescere, ad essere quelli che erano. Ma il loro pubblico, crescendo, li ha lasciati. Come noi schifavamo i Take That, le ragazzine di oggi schifano loro. Ci sono i Blue nel loro cuore. Un domani, le nostre figlie sbaveranno dietro a cinque ragazzi che cantano melodie sentite da sempre. Noi sorrideremo, ripenseremo a noi stesse, le accompagneremo ad un concerto e le sopporteremo quando in casa non ci faranno ascoltare altro. Ma non saranno gli stessi che hanno catturato noi.
Mando un abbraccio grande a quella Valentina che faceva girare sempre gli stessi CD, che collezionava i poster e sognava ad occhi aperti. Grazie perché tu mi hai fatto diventare quella che sono.
chi X X X a Madrid?
domenica 5 giugno 2005
A volte le distanze si sentono. Passeggi avanti e indietro di fronte al planisfero, guardi con insistenza il punto esatto in cui lui si trova, misuri continuamente la distanza con il righello. Cinque centimetri, in linea d’aria sono sempre cinque centimetri. Ossessivamente cerchi di aggirare le leggi matematiche, pur sapendo che la più breve congiungente tra due punti è sempre rettilinea.
Tutto è inutile. E allora guardi il sole se è giorno, la luna se è notte; loro illuminano tutto il mondo della stessa luce; sono lo stesso sole e la stessa luna che anche lui può vedere… ma lui guarderà la luna dalla sua finestra, prima di addormentarsi? Guarderà il sole dal fresco della sua piscina, pensando che anche tu sei illuminata dalla stessa luce?
Cerchi di studiare. Invano; forse il fatto che la materia sia fisica non aiuta. E allora giri, rigiri, e il sonno non arriva, quindi ti spalmi la crema, ti limi le unghie, ti metti lo smalto, ti pettini e ti depili… arriva un momento in cui, per esasperazione, ti iscrivi in palestra, ti metti le lenti a contatto tutti i giorni, fai tutti i corsi possibili, stai in piscina, prendi il sole, fai venti docce, ti metti un tanga nuovo, ti compri ancora scarpe eleganti – e quindi inutili…
E i dubbi si insinuano sottili, sotto la pelle, nei vasi sanguigni, lungo la schiena, dietro il collo, fino ad arrivare al cervello ed esplodere in mille schegge. La paura delle bugie, degli inganni sottili, la paura che lui se ne vada chiudendo silenziosamente la porta, e la paura di accorgersene troppo tardi, e non poter fare altro che stare ad urlare dietro quella porta chiusa, inutilmente visto che è insonorizzata…
Guardando quegli occhi vedi sempre un muto “sì”. Ma appena volti l’angolo ti chiedi: potrebbe accadere che un giorno, rigirandomi, io vi legga un chiaro “no”?
Tutto è inutile. E allora guardi il sole se è giorno, la luna se è notte; loro illuminano tutto il mondo della stessa luce; sono lo stesso sole e la stessa luna che anche lui può vedere… ma lui guarderà la luna dalla sua finestra, prima di addormentarsi? Guarderà il sole dal fresco della sua piscina, pensando che anche tu sei illuminata dalla stessa luce?
Cerchi di studiare. Invano; forse il fatto che la materia sia fisica non aiuta. E allora giri, rigiri, e il sonno non arriva, quindi ti spalmi la crema, ti limi le unghie, ti metti lo smalto, ti pettini e ti depili… arriva un momento in cui, per esasperazione, ti iscrivi in palestra, ti metti le lenti a contatto tutti i giorni, fai tutti i corsi possibili, stai in piscina, prendi il sole, fai venti docce, ti metti un tanga nuovo, ti compri ancora scarpe eleganti – e quindi inutili…
E i dubbi si insinuano sottili, sotto la pelle, nei vasi sanguigni, lungo la schiena, dietro il collo, fino ad arrivare al cervello ed esplodere in mille schegge. La paura delle bugie, degli inganni sottili, la paura che lui se ne vada chiudendo silenziosamente la porta, e la paura di accorgersene troppo tardi, e non poter fare altro che stare ad urlare dietro quella porta chiusa, inutilmente visto che è insonorizzata…
Guardando quegli occhi vedi sempre un muto “sì”. Ma appena volti l’angolo ti chiedi: potrebbe accadere che un giorno, rigirandomi, io vi legga un chiaro “no”?
VA'
giovedì 2 giugno 2005
"L'altro giorno mentre eravamo nella nostra casa al mare, di ritorno da una passeggiata mattutina, senza farmi notare, mi sono appoggiato allo stipite della porta della nostra stanza e l'ho guardata mentre rifaceva il letto. La radio era accesa e lei con le labbra chiuse accennava la melodia della canzone che una radio locale stava trasmettendo, interrompendosi di tanto in tanto per spostare i cuscini o tirare un lenzuolo per poi ricominciare, licenziandosi di aggiungere con arbitrio dei bemolle e doppiando con lieve ritardo qualche parola conosciuta del ritornello.
Quando si è accorta della mia presenza, mi ha guardato e sorridendomi mi ha detto: "Ciao!" per poi rimettersi a tirare le lenzuola con lo sguardo sereno e impegnato, ancora canticchiando.
Non c'è bisogno che niente accada, né tormentate vicende di litigi e riappacificamenti, né melodrammatiche e impegnate gelosie, né tiritere a lieto fine. Bastano i capelli raccolti sulla nuca, con qualche ciocca ribelle che adesivamente si appoggia sul collo sudato o i semivuoti che formano i seni all'imbocco della scollatura. Basta questo a persuadermi che l'amo, la scusa che convince il sangue a percorrere vene e arterie e invita cuore a ballare cha-cha e merengue senza sosta."
MAU
Quando si è accorta della mia presenza, mi ha guardato e sorridendomi mi ha detto: "Ciao!" per poi rimettersi a tirare le lenzuola con lo sguardo sereno e impegnato, ancora canticchiando.
Non c'è bisogno che niente accada, né tormentate vicende di litigi e riappacificamenti, né melodrammatiche e impegnate gelosie, né tiritere a lieto fine. Bastano i capelli raccolti sulla nuca, con qualche ciocca ribelle che adesivamente si appoggia sul collo sudato o i semivuoti che formano i seni all'imbocco della scollatura. Basta questo a persuadermi che l'amo, la scusa che convince il sangue a percorrere vene e arterie e invita cuore a ballare cha-cha e merengue senza sosta."
MAU
"io odio fare shopping": le ultime parole famose
sabato 28 maggio 2005
maledetta me e il momento in cui ho pronunciato le fatidiche parole: "io odio fare shopping".
oggi il trio (vale, nuccia e shimo) è partito di buon'ora, destinazione "serravalle outlet". insomma, una bella gita in buona compagnia con relativa occasione di comprarmi le scarpe da tennis per le quali mia madre mi rompe i maroni da tempo. sole, aria condizionata e tante cose da raccontarci.
conclusione? non ho comprato le scarpe (e solo perchè non avevano il mio numero), in compenso sono tornata a casa con:
- un costume da bagno (maledizione, ne ho altri ventimila!!!)
- un paio di calzine antiscivolo (l'ennesimo)
- un paio di calzini (forse la cosa più utile)
- una ventina di collant per mia madre (ho fatto il grave errore di chiamarla e dirle che c'erano le collant a un euro)
- una gonna cortissima viola
- una gonna longuette verde militare
- tre tanga uno più scandaloso dell'altro
ma si può??? non portatemi mai più in un posto del genere!!!
oggi il trio (vale, nuccia e shimo) è partito di buon'ora, destinazione "serravalle outlet". insomma, una bella gita in buona compagnia con relativa occasione di comprarmi le scarpe da tennis per le quali mia madre mi rompe i maroni da tempo. sole, aria condizionata e tante cose da raccontarci.
conclusione? non ho comprato le scarpe (e solo perchè non avevano il mio numero), in compenso sono tornata a casa con:
- un costume da bagno (maledizione, ne ho altri ventimila!!!)
- un paio di calzine antiscivolo (l'ennesimo)
- un paio di calzini (forse la cosa più utile)
- una ventina di collant per mia madre (ho fatto il grave errore di chiamarla e dirle che c'erano le collant a un euro)
- una gonna cortissima viola
- una gonna longuette verde militare
- tre tanga uno più scandaloso dell'altro
ma si può??? non portatemi mai più in un posto del genere!!!
io vengo dalla Luna
Io vengo dalla Luna che il cielo vi attraversa, e trovo inopportuna la paura per una cultura diversa. Chi su di me riversa la sua follia perversa arriva al punto che quando mi vede sterza.
Vuole mettermi sotto sto signorotto che si fa vanto del santo attaccato sul cruscotto, non ha capito che sono disposto a stare sotto, solamente quando fotto.
"Torna al tuo paese, sei diverso!" - Impossibile, vengo dall'universo, la rotta ho perso, che vuoi che ti dica, tu sei nato qui perchè qui ti ha partorito una fica.
In che saresti migliore? Fammi il favore, compare, qui non c'è affare che tu possa meritare. Sei confinato, ma nel tuo stato mentale, io sono lunatico e pratico dove cazzo mi pare.
Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna.
Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna.
io vengo dalla luna...
Ce l'hai con me perchè ti fotto il lavoro, perchè ti fotto la macchina o ti fotto la tipa sotto la luna? Cosa vuoi che sia, poi, non è colpa mia se la tua donna di cognome fa Pompilio come Numa.
Dici che sono brutto, che puzzo come un ratto ma sei un coatto e soprattutto non sei Paul Newman.
Non mi prende che di striscio la tua fiction, io piscio sul tuo show che fila liscio come il Truman.
Ho nostalgia della mia luna leggera, ricordo una sera le stelle di una bandiera, ma era una speranza era, una frontiera era, la primavera di una nuova era era.
"Stupido, ti riempiamo di ninnoli da subito in cambio del tuo stato libero di suddito" No, è una proposta inopportuna, tieniti la terra, uomo, io voglio la luna!
Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna.
Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna.
io vengo dalla luna...
Non è stato facile per me trovarmi qui, ospite inatteso, peso indesiderato, arreso, complici i satelliti che riflettono un benessere artificiale, luna sotto la quale parlare d'amore.
Scaldati in casa davanti al tuo televisore, la verità nella tua mentalità è che la fiction sia meglio della vita reale, che invece è imprevedibile e non il frutto di qualcosa già scritto, su un libro che hai già letto tutto ma io, io, io no.
Io, io, io... Io vengo dalla luna.
CAPAREZZA
Vuole mettermi sotto sto signorotto che si fa vanto del santo attaccato sul cruscotto, non ha capito che sono disposto a stare sotto, solamente quando fotto.
"Torna al tuo paese, sei diverso!" - Impossibile, vengo dall'universo, la rotta ho perso, che vuoi che ti dica, tu sei nato qui perchè qui ti ha partorito una fica.
In che saresti migliore? Fammi il favore, compare, qui non c'è affare che tu possa meritare. Sei confinato, ma nel tuo stato mentale, io sono lunatico e pratico dove cazzo mi pare.
Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna.
Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna.
io vengo dalla luna...
Ce l'hai con me perchè ti fotto il lavoro, perchè ti fotto la macchina o ti fotto la tipa sotto la luna? Cosa vuoi che sia, poi, non è colpa mia se la tua donna di cognome fa Pompilio come Numa.
Dici che sono brutto, che puzzo come un ratto ma sei un coatto e soprattutto non sei Paul Newman.
Non mi prende che di striscio la tua fiction, io piscio sul tuo show che fila liscio come il Truman.
Ho nostalgia della mia luna leggera, ricordo una sera le stelle di una bandiera, ma era una speranza era, una frontiera era, la primavera di una nuova era era.
"Stupido, ti riempiamo di ninnoli da subito in cambio del tuo stato libero di suddito" No, è una proposta inopportuna, tieniti la terra, uomo, io voglio la luna!
Io non sono nero, io non sono bianco, io non sono attivo, io non sono stanco, io non provengo da nazione alcuna, io si, io vengo dalla luna.
Io non sono sano, io non sono pazzo, io non sono vero, io non sono falso, io non ti porto jella ne fortuna, io si, ti porto sulla luna.
io vengo dalla luna...
Non è stato facile per me trovarmi qui, ospite inatteso, peso indesiderato, arreso, complici i satelliti che riflettono un benessere artificiale, luna sotto la quale parlare d'amore.
Scaldati in casa davanti al tuo televisore, la verità nella tua mentalità è che la fiction sia meglio della vita reale, che invece è imprevedibile e non il frutto di qualcosa già scritto, su un libro che hai già letto tutto ma io, io, io no.
Io, io, io... Io vengo dalla luna.
CAPAREZZA
la voz del viento
venerdì 27 maggio 2005
La voz del viento sacudió
quebró el silencio del lugar.
Y ahora no hay más, no queda más.
Extraño el sonido del mar
en cada ola una explosión.
Y espero más, espero Dios.
Soñando estrellas por la mañana
y por las noches esperando el sol.
Y no hay calma y mi alma no descansa nunca.
El viento sabe a tu nombre
y se está llevando esta canción
lo que ya nunca podrá sacarme es la emoción.
Soñando estrellas por la mañana
y por las noches esperando el sol.
Y no hay calma.
Che strano ascoltare dopo tanto tempo i flopa manza minimal… mi ricordano l’odore di cloro, le sere a letto aspettando uno squillo, le visite al babaissa, quella strada senza marciapiede percorsa cantando, gli alberi profumatissimi nel fresco del mattino, i baci rubati in angoli nascosti, gli abbracci polverosi, e quella notte strana che ci unì indissolubilmente…
quebró el silencio del lugar.
Y ahora no hay más, no queda más.
Extraño el sonido del mar
en cada ola una explosión.
Y espero más, espero Dios.
Soñando estrellas por la mañana
y por las noches esperando el sol.
Y no hay calma y mi alma no descansa nunca.
El viento sabe a tu nombre
y se está llevando esta canción
lo que ya nunca podrá sacarme es la emoción.
Soñando estrellas por la mañana
y por las noches esperando el sol.
Y no hay calma.
Che strano ascoltare dopo tanto tempo i flopa manza minimal… mi ricordano l’odore di cloro, le sere a letto aspettando uno squillo, le visite al babaissa, quella strada senza marciapiede percorsa cantando, gli alberi profumatissimi nel fresco del mattino, i baci rubati in angoli nascosti, gli abbracci polverosi, e quella notte strana che ci unì indissolubilmente…
pensavo...
giovedì 26 maggio 2005
... alla fermata della metrò di Begoña.
... ad Ale che dice "venì, que te presento mamà".
... a cinque persone che ricominciano a respirare nel momento in cui scoprono che è andato tutto bene.
... alle lacrime di Patricia davanti al suo "corazon" addormentato.
... alle lacrime di pura rabbia di Chelo, nascoste dietro gli occhiali da sole.
... al conforto e all'amicizia dei sorrisi di Ru.
... allo scotch con indicato "no tocar".
... ad una marea di donne gentili che mi offrono tutto quello che hanno da mangiare.
... ad una notte insonne passata ripetendo "no te toques!".
... ai pianti notturni, pensando a quanto sono stata vicino a perdere tutto.
... alle parole di Patricia: "gracias por todo".
... alle parole di Ru: tutte quelle che ha pronunciato.
... alle parole di Gaston: "gracias por venir".
... a una bagnetto fatto a convalescente
... alla disinfezione delle ferite di guerra.
... al meraviglioso pollo di Jorge.
... a Nicole che mi corre incontro e mi salta in braccio come se mi conoscesse da sempre.
... alle parole di Jorge: "speravo che si fermasse almeno un paio di giorni!".
... agli abbracci, ai baci, all'amicizia, alla delicatezza, all'amore, all'ospitalità, a tutto quello che ho ricevuto da chi non me lo sarei aspettata.
gracias y hasta luego. nos vemos.
... ad Ale che dice "venì, que te presento mamà".
... a cinque persone che ricominciano a respirare nel momento in cui scoprono che è andato tutto bene.
... alle lacrime di Patricia davanti al suo "corazon" addormentato.
... alle lacrime di pura rabbia di Chelo, nascoste dietro gli occhiali da sole.
... al conforto e all'amicizia dei sorrisi di Ru.
... allo scotch con indicato "no tocar".
... ad una marea di donne gentili che mi offrono tutto quello che hanno da mangiare.
... ad una notte insonne passata ripetendo "no te toques!".
... ai pianti notturni, pensando a quanto sono stata vicino a perdere tutto.
... alle parole di Patricia: "gracias por todo".
... alle parole di Ru: tutte quelle che ha pronunciato.
... alle parole di Gaston: "gracias por venir".
... a una bagnetto fatto a convalescente
... alla disinfezione delle ferite di guerra.
... al meraviglioso pollo di Jorge.
... a Nicole che mi corre incontro e mi salta in braccio come se mi conoscesse da sempre.
... alle parole di Jorge: "speravo che si fermasse almeno un paio di giorni!".
... agli abbracci, ai baci, all'amicizia, alla delicatezza, all'amore, all'ospitalità, a tutto quello che ho ricevuto da chi non me lo sarei aspettata.
gracias y hasta luego. nos vemos.
La guerra
Sette guerrieri alle sette porte,
schierati gli uni di fronte agli altri,
molte armi di bronzo lasciarono
come tributo a Zeus, il dio
che mette in fuga gli eserciti.
Ma i due figli sventurati,
nati dallo stesso padre e dalla stessa madre,
l'uno contro l'altro levarono
le lance due volte vittoriose
e si divisero la morte in parti uguali.
schierati gli uni di fronte agli altri,
molte armi di bronzo lasciarono
come tributo a Zeus, il dio
che mette in fuga gli eserciti.
Ma i due figli sventurati,
nati dallo stesso padre e dalla stessa madre,
l'uno contro l'altro levarono
le lance due volte vittoriose
e si divisero la morte in parti uguali.
questo è amore
lunedì 23 maggio 2005
mi accingo a partire. ad affrontare yo solita un paese in cui parlano questa lingua a me semi sconosciuta (que es un bardo). a confrontarmi con gente con cui dovrei avere un rapporto anche minimo (essendo fratelli del mio fidanzato) ma con cui non so neanche di cosa parlare (sarà anche la lingua che non aiuta). il tutto senza il sostegno psicofisico del mio fidanzato. con tutto ciò, mi troverò a una distanza pericolosamente ravvicinata da SUO padre, e sempre senza il suddetto sostegno morale (dovrò incollarmi a kevin, sperando che il suddetto fidanzato non si metta a fare il geloso, e questo non sarebbe proprio il momento adatto). mi tocca anche partire da orio al serio, e mi sembra ovvio che, avendo l'aereo alle tre meno un quarto, partirò alle dieci da casa, perchè il mio papino mi può accompagnare solo a quest'ora... ah, dimenticavo: il tutto per due giorni, perchè mercoledì alle 18.20 ho l'aereo del ritorno... d'oh!
sono MOLTO agitata.
e comunque, ribadisco il titolo: questo è amore.
sono MOLTO agitata.
e comunque, ribadisco il titolo: questo è amore.
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